Bianchini: "Cambiare il CNR e crescere per l’Italia e per i giovani"

di Mario Pagliaro 

Sommario:
La riforma del CNR sta per consolidarsi con la selezione in corso dei direttori dei nuovi Istituti del CNR. La Chimica -- la scienza naturale che ha generato la più grande ed importante industria di tutti i Paesi industriali -- è il settore in cui il CNR è più presente: ben 57 Organi fra Istituti e Centri che sono stati accorpati fra loro in poco più di 10 Istituti. Su questo ed altro, ho voluto sentire il Dr. Claudio Bianchini, direttore dell’ISSECC di Firenze che nel 2000 ha rilasciato una lunga intervista a Nature sull'evoluzione della ricerca chimica e le relazioni fra ricerca pubblica ed industria chimica. 

Sei contento di avere scelto il CNR piuttosto che l’Università? E perché?
Sono molto soddisfatto del mio lavoro: sono stato fra i pochi che a un certo punto della loro carriera hanno scelto di continuare a lavorare al CNR e a non fare il concorso per diventare professore universitario; ma qui non manca certo l’attività formativa: sono davvero molti i giovani laureati che abbiamo contribuito a formare qui in Istituto.

Che idea ti sei fatto della riforma del CNR e come la vive il tuo Istituto?
Formalmente, una buona idea, anche se ora dovremo vedere operativamente come andrà con i nuovi Istituti a rete; noi, come qualsiasi Amministrazione governativa non potevamo che conformaci alle indicazioni del Legislatore. 

E’ mancato, certo, quasi del tutto un vero dibattito prima che la riforma fosse varata. Ma nel complesso, le indicazioni di efficacia e qualità, concentrazione delle risorse, collaborazione internazionale sono valide e andranno realizzate.

Quello che sarà veramente importante verificare é comprendere bene quale tipo di ricerca il Governo vuole dal CNR: fondamentale, o applicata; questo é un vero, grande punto critico della riforma che dovremo verificare. 

Cosa ti affascinava da ragazzo e cosa ti affascina oggi della Chimica?
Sicuramente l’idea della trasformazione delle cose; che si potessero creare nuove sostanze e poi rifarlo sistematicamente: questa è l’idea straordinaria della Chimica che continua ad essere al centro di questa grande scienza e del nostro lavoro di ricerca.

Senti, per il noto critico Claudio Isotta “una quinta elementare di 30 anni fa vale un laureato in Lettere di oggi”. Tu sei d’accordo nel constatare un simile regresso nel livello odierno dei laureati?
Assolutamente no. I ragazzi che arrivano qui a fare il dottorato, ma direi anche quelli che vanno a lavorare per imprese e amministrazioni, hanno oggi conoscenze chimiche che sono largamente superiori a quelle che avevamo noi anche solo 20 anni fa.

Pensi che nel tuo lavoro di Direttore, una migliore formazione manageriale ti avrebbe aiutato? Sicuramente. Questa è un’esigenza evidente cui non si è mai data risposta. Tutta la competenza manageriale la si acquisisce ‘on-the-job’, lavorandoci cioè, e non è qualcosa di cui si possa fare a meno. Dirigere un Istituto di ricerca del CNR significa conoscere regolamenti e leggi ed aggiornarsi con frequenza. E questo lo abbiamo fatto essenzialmente da soli.

Nel tuo Istituto lavora Carlo Mealli, padre del software CACAO (Computer Aided Composition of Atomic Orbitals). Pensi che la Chimica computazionale cambierà la Chimica come la conosciamo oggi?
Cambiarla come l’abbiamo conosciuta, nel senso di eliminare il lavoro sperimentale che caratterizza il lavoro di noi chimici, questo non credo; ma é certamente fondamentale strumento di razionalizzazione degli esperimenti e, sempre piú spesso, strumento predittivo. Le indicazioni dei Colleghi teorici sono essenziali nel comprendere i risultati sperimentali anche nella catalisi e nell’orientare le scelte della ricerca sperimentale.

Internet e la telematica hanno veramente cambiato il tuo lavoro?
Sicuramente hanno avuto un grande e positivo impatto sul lavoro di tutti i giorni. Io viaggio continuamente per lavoro e ho relazioni con Colleghi ed imprese in tutta Europa: senza la telematica, tutto sarebbe più lento, meno efficace e forse non sarebbe nemmeno possibile.

foto di Claudio BianchiniQuali sono per te le più grandi carenze del CNR?
Ci portiamo dietro carenze sia sostanziali che formali. Il problema più grande è forse l’obsolescenza e il deperimento delle risorse tecnologiche dedicate alla ricerca, specie delle grandi strumentazioni che oggi sono necessarie anche nella ricerca chimica. Qui utilizziamo ancora un diffrattometro di 30 anni fa e uno spettrometro NMR che di anni ne ha 18. Considerando un tasso di ammortamento annuo del 20% annuo, questa strumentazione è ormai priva di valore di mercato e non esistono meccanismi compensativi. E poi c’è il problema cronico dell’età avanzata del personale addetto alla ricerca che voi al Sud avete cominciato a risolvere con le nuove assunzioni del Progetto Mezzogiorno e che qui stiamo incominciando ad affrontare.

Ma naturalmente, come sai, il problema è legato alla limitatezza delle risorse dedicate dallo Stato alla ricerca: noi, di fatto, possiamo continuare a lavorare grazie alle relazioni con l’industria. Infine c’è l’annosa questione dei contratti d’opera per assumere borsisti. Dobbiamo fare autentiche acrobazie giuridiche per pagare i giovani ricercatori con i fondi che otteniamo dai contratti esterni, specialmente dai contratti europei, a causa della disomogeneità tra il sistema fiscale italiano e quello che la Commissione Europea pretende; e questa dell’arretratezza giuridica è una questione che la riforma dovrà realmente risolvere.  C'e' comunque da dire che ultimamente si sono avuti segnali positivi a questo riguardo.

Sei pentito di non aver lasciato l’Italia? E cosa ti auguri per l’Istituto?
Sono quello che sono per essere cresciuto a lavorato nella mia Città ed in questo Paese: con le persone che fanno parte della mia esistenza. Non sono affatto pentito di non aver lasciato l’Italia dove lavoro con piacere e con orgoglio. Per l’Istituto, come ti ho detto, auspico che la riforma possa essere l’occasione di affrontare i problemi appena visti e che ci conduca realmente a una migliore qualità della ricerca chimica: ce n’è veramente un grande bisogno.

La collaborazione con l’industria: come va e come la vedi?
Va bene e dovrà crescere nell’ottica del reciproco beneficio. Nel nostro caso, va bene da tanto tempo. Ti do qualche cifra: abbiamo un contratto con Enichem per ricerche sulla polimerizzazione, oligomerizzazione e copolimerizzazione di alfa-olefine e dieni; con BASF per la produzione di fosfiti e fosfati da fosforo bianco (una forma elementare del fosforo, NdA) con la Argus Chemicals  per analisi chimiche NMR, con la CHEMI S.p.A. per catalizzatori eterogenei di riduzione. Ma non abbiamo solo relazioni con l’industria. Abbiamo un contratto con il Ministero dell’Ambiente per studi sull’inquinamento ambientale da metalli pesanti. E poi sono coordinatore di un´Azione COST che finanzia viaggi, incontri e brevi soggiorni di ricerca con risorse comunitarie, e di un network europeo (RTN) che comprende, oltre all’impresa Waste Recycling, partner accademici in Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Belgio e Italia.

Direttore, tu sei stato chiamato molto giovane alla guida del Tuo Istituto; Shakespeare (Giulio Cesare, II.i) scrive che: "L’esperienza comune prova, che l’umiltà è la scala di una giovane ambizione, cui tiene fisso il volto chi sale; ma, come abbia raggiunto l’ultimo gradino, volta egli allora le spalle alla scala e rimira le nubi, spregiando i gradini più bassi ond’egli è asceso”. Per esperienza, sei d´accordo nel constatare anche nel campo della ricerca la verità del Bardo?
Nel mio caso non si adatta "la verità del bardo", anche se spesso la piaggeria di alcuni collaboratori può indurre alla superbia ed alla prosopopea. In ogni caso, credo che i ricercatori "non docenti", non essendo abituati a trovarsi di fronte ad una platea di giovani bocche ed orecchie aperte di fronte allo stupore di nuove conoscenze, ma rimanendo essi stessi ogni giorno a bocca aperta di fronte ai misteri della natura, siano immuni dalla superbia del cattedratico.

E la carriera? Come sai bene, sul mondo della ricerca é diffusa la convinzione che valgano di piú le appartenenze che il valore individuale; ed é abbastanza impressionante il numero di scienziati italiani che hanno lasciato l´Italia. Ritieni che il nuovo processo di selezione dei nuovi Direttori degli Istituti (esplicitamente rivolto ai grandi ricercatori italiani all´estero) e i nuovi meccanismi di selezione e progressione di carriera dei ricercatori, cambieranno le cose almeno al CNR?
Non credo che il semplice accorpamento di Organi CNR possa influenzare più di tanto il sistema di valutazione dei risultati scientifici. Viviamo in una società che non crede o fa solo finta di credere all'importanza della ricerca scientifica. Non ci rendiamo conto di quanto la nostra esistenza ed il nostro futuro siano minacciati da un costante deperimento delle nostre istituzioni scientifiche e della nostra capacità di scoprire e capire i fenomeni naturali. Non sempre, anzi quasi mai, i migliori (o meglio i più adatti) assurgono alle posizioni di controllo ed indirizzo della ricerca scientifica. Abbiamo assistito ad una campagna elettorale dove i candidati si sono affannati a dichiarare il loro impegno per salvare il grasso di colonnata, ma non hanno speso una parola (a parte un peone di cui, non mi ricordo il nome, dello SDI) per spiegare al pubblico il loro futuro impegno per rafforzare la cultura scientifica nel Paese.

Infine una domanda sulla Sicilia dove tu hai casa e passi le tue vacanze al mare: pensi che il Sud ce la farà a lasciarsi alle spalle il sottosviluppo economico e civile?
Ce la state già facendo. Passo le vacanze alla isole Eolie da molti anni e ho visto e realizzato personalmente la portata del cambiamento che è ormai in corso e che si consoliderà con questa integrazione europea e con la globalizzazione che riguardano voi come noi nel resto d’Italia. Vivo a Firenze, ma vivrei volentieri a Palermo: trovo che sia una città ricchissima di storia, spazi e cose da fare. E come Palermo molte altre città del Sud sono tanto ricche quanto poco conosciute nel resto del Paese. Ce la farete. 


Questa intervista è stata completata nel giugno 2001 ed appare anche sul numero di Settembre della rivista Hamlet dell'Associazione Italiana Direzione del Personale che ringrazio vivamente nella persona del Dr. Marco Minghetti. Toscano, 51 anni, il Dr. Claudio Bianchini è uno dei più importanti chimici italiani. E' direttore dell’Istituto per lo Studio della Stereochimica e l’Energetica dei composti di Coordinazione del CNR (ISSECC, Firenze, che si trasforma in Istituto di Chimica dei Composti Organometallici). Dopo la laurea in Chimica a Firenze, ha lavorato brevemente in un’industria farmaceutica toscana dove ha contribuito allo sviluppo di farmaci che hanno avuto un grande successo commerciale. Al CNR, ha poi concepito innovazioni fondamentali nella catalisi omogenea ed eterogenea, particolarmente nel settore della copolimerizzazine di olefine con monossido di carbonio. 


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