A tutto campo le considerazioni del grande economista a Palermo al Seminario "Marcello Carapezza"

Francesco Giavazzi al Cnr: "Rendite e demografia causano il declino italiano"

Palermo, 3/02/04 - «Continuando così -- ha spiegato Francesco Giavazzi il 30 gennaio intervenendo a Palermo al Consiglio nazionale delle ricerche al primo Seminario "Carapezza" -- l'Europa fra 50 anni sarà popolata di anziani, vi si lavorerà 4 giorni la settimana e saremo ancora ricchi: ma non come in Paesi come il Cile o la Corea del Sud che viaggiano su ritmi di crescita per noi impensabili.

«Inoltre, l'UE sarà piena di immigrati che, a differenza di quelli che arrivano negli Usa saranno di religione diversa e non integrati nella nostra civiltà; mentre l'Unione sarà politicamente insignificante come lo è oggi quando gli Usa hanno 87 C17 (aerei di trasporto per le truppe) e tutta la UE ne ha 4 per cui anche se ne raddoppiasse il numero sarebbe pur sempre poco o nulla».

Francesco Giavazzi al Cnr di Palermo il 30 gennaio 2004

Di analoga urgenza le altre considerazioni sull'economia mondiale e sull'Italia fatte dal grande economista dell'Università "Bocconi" nel suo intervento a tutto campo tenuto al Cnr.

«Sono tre le grandi questioni per capire dove va il mondo: la demografia; il nuovo ventennio americano; e la globalizzazione. La popolazione in Europa non cresce più: Italia, Spagna e Germania hanno un tasso di 0.9 figli per donna contro i 2 richiesti come minimo. E il futuro non può essere promettente essendo l'intelligenza equamente distribuita: niente bimbi, niente nuove idee.

«La signora Condoleza Rice, che gestisce la politica estera Usa, ha ben chiaro che gli Usa hanno di fronte a sé 20 anni in cui non ci sarà nessun altro Paese pronto a rivaleggiarne la potenza, per cui vogliono esportare la democrazia e risolvere alcune grandi questioni.

«Infine, non è detto che la globalizzazione continui: i flussi di capitale odierni non hanno ancora raggiunto, in proporzione, quelli della fine dell'800 durante la globalizzazione spinta avutasi fra il 1880 e il 1918 quando la globalizzazione finì per gli interventi congiunti dei sindacati Usa, che misero fine all'emigrazione di massa dall'Europa, e dagli agricoltori europei che fecero chiudere le frontiere ai prodotti delle più efficienti agricolture dell'Argentina e degli stessi Stati Uniti».

L'economista bergamasco ha smentito sorridendo di essere fra i candidati alla carica di nuovo Governatore della Banca d'Italia, ed ha quindi proseguito: «La crescita dipende soltanto da 2 cose: dal catch-up delle economie povere che vogliono smetterlo di essere, come la Cina oggi o il Giappone degli anni '60; e dall'innovazione, per la quale avremmo bisogno di università ed enti di ricerca molto migliori, eliminando i finanziamenti a pioggia. Ma se non ci riesce neanche Letizia Moratti, che quando vuole può tornarsene a fare il suo mestiere, temo che non ci riuscirà nessuno.

«A me piacerebbe evitare che le mie figlie quando saranno adulte debbano per forza andare in California; ma per evitarlo bisogna attaccare le rendite che i grandi imprenditori italiani ricercano per il loro ovvio vantaggio, ma che sono un male per il Paese. I Benetton, questa famiglia straordinaria che s'inventò l'idea di colorare i golfini e il modo di distribuirli conquistando il mondo, oggi ottengono una quota irrilevante del loro bilancio dai golfini. Idem per Pirelli, che continua ad avere il Pirelli Lab, ma il cui bilancio dipende al 90% dalla telefonia fissa e da quella mobile grazie al duopolio di fatto con Vodafone. Stessa cosa per la Fiat: avevano deciso di uscire dall'auto, in cui producevano una gamma a basso costo che non poteva durare, e di cercarsi una rendita nel tranquillo duopolio dell'energia fra Enel ed Edison

«Le rendite - ha continuato Giavazzi - creano incentivi perversi: forse, senza rendite, alla Fiat si sarebbero svegliati prima. Ed è per questo che continuare a cercare di proteggere le rendite impedendo fusioni e accorpamenti è perdente. Il San Paolo Imi, la più grande banca italiana, ha una raccolta di 100 miliardi di euro. La svizzera UBS, di 1800 miliardi, 18 volte il San Paolo. Quando anche il mercato bancario si aprirà, le persone scopriranno i vantaggi che vengono da una banca di simile dimensione ed inizierà la fine delle banche italiane".

«L'intervento del professor Giavazzi -- ha concluso Mario Pagliaro -- è una testimonianza scomoda della verità: e come tale ha una natura ineluttabile. Possiamo fare finta che questi problemi non esistano. Ma i risultati sono gli stessi: le auto italiane non si vendono, i servizi privati sono costosi e scadenti, l'economia è in crisi e i giovani migliori vanno via. Imprese, amministrazioni e persone: in Italia siamo tutti chiamati ad uno sforzo di cambiamento radicale e la consapevolezza dei problemi e delle loro cause è la prima necessità perché si possa avere qualche speranza di successo nel risolverli." Il resoconto completo dell'intervento di Giavazzi a Palermo incluse le fotografie sono on-line sul sito web di Mario Pagliaro.

Editorialista economico del Corriere della Sera e co-fondatore del sito di critica socioeconomica lavoce.info, Gavazzi è stato direttore generale per le privatizzazioni al ministero del Tesoro dal '92 al '94 e consigliere economico del presidente del Consiglio durante il governo D´Alema.

Interviene spesso pubblicamente per invocare l'apertura al mercato dei settori protetti della nostra economia e sulle pagine del primo quotidiano nazionale lo scorso aprile è stato protagonista di un interessante confronto con il direttore generale di Confindustria: «Non è la scarsità degli aiuti di Stato che impedisce alle nostre imprese di fare ricerca e sviluppo. Si fa poca ricerca perché ci sono troppe rendite... Si chieda il dottor Parisi come mai un' impresa, come Benetton, che per anni ha dominato i mercati internazionali grazie alla sua straordinaria capacità innovativa, ora si occupa prevalentemente di riscuotere pedaggi ai caselli delle autostrade... Non esiste nessun altro Paese avanzato nel quale l'organizzazione che detiene il monopolio della rappresentanza degli imprenditori possieda il maggior quotidiano economico»

Dopo aver diretto le attività della scuola di formazione manageriale Quality College, il ricercatore chimico del Cnr Mario Pagliaro organizza il Seminario "Carapezza"  in onore e memoria della straordinaria tradizione intellettuale segnata da Marcello Carapezza: il chimico siciliano che a Palermo fonderà una scuola di geochimica di livello internazionale, fondandovi sia il corso di laurea in geologia che l'Istituto di geochimica dei fluidi del Cnr; morendo appena sessantenne nel 1987 dopo aver contribuito ad animare l'allora fiorente comunità intellettuale siciliana (amico fraterno di Guttuso, fine commentatore di Pirandello, editorialista e grande conferenziere).

Ulteriori informazioni:
Dr. Mario Pagliaro (Cnr)
Tel: 091 680 93 70
E-mail: mario.pagliaro@gmail.com


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