Newsletter di Mario Pagliaro, 19 settembre, 2003:

"Anche oggi al lavoro è tempo di pregare"

"Forse una ruota del ponteggio si è girata, oppure si è incastrata, impuntandosi su una mattonella del sagrato e facendo leva, così il ponteggio si è sbilanciato ed e' venuto giù".

Non ha risparmiato nemmeno Piazza S. Pietro la morte bianca, e Costantino Marchionni, 52 anni, è morto cadendo mentre lavorava al montaggio del palco papale che il 3 settembre doveva ospitare il Papa per la prima udienza generale al rientro dalle Ferie.

Eppure l'impalcatura era in leggerissimo alluminio; eppure il progresso scientifico e tecnologico non riesce ad arrestare la strage: 1415 morti "ufficiali" nel solo 2002.

Sì perché poi ci sono quelli non denunciati. Come quando io stesso, trovandomi al Pronto Soccorso, ho visto arrivare un operaio con i pantaloni di lavoro ancora sporchi e con la testa aperta, portato dal suo collega che poi, vittima anche lui della stessa incuria, ripeteva convinto: "ha avuto una crisi epilettica, un male".

Cosa possiamo fare?

Innanzitutto, pensarci. E poi, pensando all'Italia e alla sua economia, cercare qualche soluzione che funzioni guardandosi intorno.

Il sistema produttivo italiano conta 4 milioni di imprese, con una media di 4.3 dipendenti: un caso unico non solo in Europa. Ma in tutto il mondo
industrializzato.

Questo significa un'estrema frammentazione della produzione, e così accanto a flessibilità, rapidità di adattamento e creatività, ecco precarietà e mancanza di formazione, di conoscenza e, soprattutto, di organizzazione.

E questo significa: carichi di lavoro eccessivi e distribuiti male -- molto male -- nel tempo: sempre di fretta e mai sereni, concentrati ed efficienti ed efficaci come vorremmo. Come ci piacerebbe.

Cosa serve

Alle imprese e agli imprenditori servono 3 cose:

  1. La deterrenza
  2. Più soldi e prima
  3. Una nuova organizzazione del lavoro

1. La deterrenza

Cosa ha funzionato mai meglio, in Italia, di questa patente a punti importata dal Regno Unito?

Davvero nulla!

E così, invece di invocare un generico e velleitario "cambiamento culturale" che non arriverà mai; gli italiani sottoposti alla minaccia dell'annullamento progressivo e rapido della patente di guida, si sono allacciati le cinture, hanno rallentato e hanno smesso con uno stile di guida che un mio amico olandese ha così definito: "Siete pazzi!"

Estendere quindi alle imprese una patente della sicurezza e della salute sarebbe facile ed efficace: quando i punti finiscono, l'imprenditore perde la licenza di operare, l'azienda chiude per un po' e lui deve andare a formarsi nuovamente (ammesso che ci sia mai stato).

2. Più soldi e prima

Più denaro per ammodernare le infrastrutture, accrescere il personale e pagarsi una buona formazione. E questo significa che le imprese devono essere pagate come in Francia: entro 30 giorni. E non a "babbo morto", come dicono in Toscana, e come purtroppo fanno le nostre mai responsabili burocrazie.

E significa anche che le imprese devono usufruire di più del credito cooperativo, dei nuovi modi di finanziarsi e della comunicazione per trovare più e migliori clienti.

3. Una nuova organizzazione del lavoro

Rivoluzionare il modo di lavorare mettendolo a flusso ed eliminando gli sprechi di tempo, denaro, lavoro, infrastrutture, spazio, energie nervose, salute, risorse naturali ed intelligenza dell'organizzazione fordista, per le imprese grandi; e di quella inesistente, per le imprese piccole e medie.

Tutto questo lo dobbiamo a Costantino Marchionni e ad ognuna delle povere persone cadute o ammalatesi sul lavoro. E a quelle che cadranno e si ammaleranno oggi.

Lo dobbiamo ai nostri figli: che hanno il diritto di vedere tornare a casa sani, sereni e solo un po' stanchi i loro genitori e i loro nonni. E lo dobbiamo a noi stessi. Perché vogliamo e possiamo lavorare in luoghi sicuri e sani per il corpo e per l'anima. Dove ogni giorno non sia necessario pregare di riuscire a tornare a casa sani e salvi.


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