Newsletter di Mario Pagliaro, 8 gennaio, 2003:

Orimulsion: ovvero, della grande impresa in Sicilia

Sommario:
Enel vuole "riconvertire" a pece e sapone, le sue centrali termoelettriche in Sicilia. Un caso esemplare del rapporto fra Italia e Sicilia.

La recente polemica (La strategia dell'Enel e Gli errori della politica energetica) sull'uso dell'orimulsion (una miscela combustibile di acqua e pece con un po' di sapone aggiunto, raccolta alla foce del fiume venezuelano Orinoco) sollecita l'attenzione pubblica su 2 aspetti: l'importanza di una politica energetica per la Sicilia e la credibilità di tecnici e scienziati nelle questioni di interesse pubblico.

L'Enel, dunque, vorrebbe poter utilizzare nei 2 impianti termoelettrici di Termini Imerese e Pace del Mela l'orimulsion venezuelano, minacciando esplicitamente in caso di mancata autorizzazione di tagliare il personale e ritirare gli investimenti.

 "Non vorrei - ha detto l'amministratore delegato in margine a un recente Convegno industriale a Verona - che a Termini Imerese i problemi occupazionali dovessero aggravarsi". Si tratta di un atteggiamento comune a molte delle grandi imprese italiane presenti in Sicilia e che, nel caso specifico, merita una breve analisi.

Enel fatturava nel 2002 30 mld di euro con un impressionante margine lordo di circa 8 miliardi. Invece di riconvertire le sue centrali siciliane a centrali turbogas di nuova generazione, che consentono il fantastico rendimento energetico del 55% (il resto va via come calore), per mantenere i profitti al livello attuale visto sopra (previsti logicamente in calo con l'arrivo in Italia dei francesi di Edf), Enel in Sicilia ha deciso di abbattere ulteriormente i costi.

I soldi? Meglio Wind

Perché in Sicilia?

Ma perché nell'isola mancano le medie e grandi imprese in numero lontanamente sufficiente a giustificare investimenti consistenti su efficienza e qualità: in Sicilia, ci sono 5 milioni di abitanti e tante piccole imprese da servire.

Ed Enel preferisce investire parte dei suoi profitti nella telefonia con Wind, di cui ha recentemente acquisito l'intero parco azionario pagato oltre 1 milardo di euro. Ma niente centrali turbogas a ciclo combinato in Sicilia.

Il Governo regionale dovrebbe rifuggire da tentazioni dirigiste provando ad imporre ad Enel (ancora controllata dal Tesoro al 62%) investimenti non voluti. Potrebbe invece dotarsi di una seria politica energetica finalizzata alla sostenibilità: che è economica, ambientale e sociale.

Potrebbe quindi indire un bando internazionale per la costruzione delle centrali a turbogas in questione e avviare un piano di efficienza energetica in modo da diminuire i consumi e l'impatto ambientale, creare migliaia di nuovi posti di lavoro per i siciliani e produrre energia a basso costo per imprese e cittadini.

E così come i sudafricani di Sasol operano con profitto e reciproca soddisfazione i loro impianti di Augusta, esportando tutta la produzione, è verosimile che i colossi stranieri dell'energia coglierebbero l'opportunità di entrare in forze sul mercato italiano, trasformando rapidamente la Sicilia da importatrice in esportatrice netta di elettricità, ed aumentando una concorrenza fino ad oggi rimasta in Italia a livelli minimi.

E poi, realizzare una decisa apertura all'eolico come si è iniziato a fare ad Enna e ad Agrigento, e finanziare l'installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di case, ospedali, scuole e pubbliche amministrazioni come ancora recentemente ha fatto Amg a Palermo sottraendo parte del costo dell'investimento dalle tasse e facendo pagare il resto in modo progressivo con le successive bollette; energia gratis dalla Natura provvida e, ancora, opportunità di lavoro qualificate per moltissimi.

Ma per farlo, occorrerebbe che il Governo disponesse di una classe dirigente con competenze manageriali moderne e con una forte vocazione patriottica. Che purtroppo non c'è ancora e che dobbiamo creare, mentre i dati Svimez di 10 giorni fa confermano che ad andarsene dal Meridione sono proprio i giovani con le migliori qualità.

Affermare infine che bruciare il gas naturale "costituisce uno spreco inaudito di una risorsa pregiata" forse dovrebbe valere solo per la Sicilia, visto che tutte le centrali a turbogas del mondo fanno esattamente questo: bruciano il gas metano per produrre energia elettrica.

Esperti a pagamento

La questione della credibilità dei cosiddetti esperti, poi, è di eguale importanza, e non solo per i siciliani. Una nave con orimulsion non sarebbe mai affondata fino ad oggi? Logico, visto che la gran parte di combustibile usato nelle centrali è trasportata dalle navi come olio; ed è appena il caso di ricordare che in Europa di queste navi ne affonda praticamente una ogni anno: lasciando stare il caso della "Prestige "dello scorso inverno, sanno i lettori dov'era diretta la carretta del mare "Erika" affondata col suo carico di olio combustibile nel dicembre '99?

A Termini Imerese, guarda caso.

Quanto poi alle pretese "serietà, competenza e scienza" degli accademici, i cittadini forse hanno qualche elemento per dubitarne: quando 2 o 3 biochimici inglesi misero contro il rischio della trasmissione umana della sindrome di Creutzfeld-Jakob dalla carne dei bovini alimentati con carne bovina, fu la maggioranza dei loro stessi colleghi ad invocarne la messa a bando dalla comunità scientifica del Regno Unito. Tranne ritrovarsi l'anno scorso con l'Esercito di Sua Maestà ridotto a scavare giganteche fosse comuni nello Yorkshire in cui seppellire i resti dei poveri capi di bestiame abbattuti.

Si sono dimessi, i colleghi che invocarono la gogna pubblica? Naturalmente, no.

E in Sicilia, come non richiamare i casi dell'impianto cloro-soda Enichem di Priolo o della raffineria Agip di Gela. Entrambi chiusi dalla magistratura (e la seconda riaperta dal governo con un decreto ad hoc), questi impianti erano addirittura certificati ISO 14001, ovvero dotati di un sistema di gestione ambientale "per il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali e la riduzione dell'inquinamento". Eppure, secondo il direttore di una delle società milanese che aveva concesso una di queste certificazioni "nei nostri comitati di certificazione sono rappresentate anche le Università".

"Quello che riguarda i fisici, lo discutano i fisici, ma quello che riguarda tutti, dobbiamo essere tutti a discuterlo", fa dire il drammaturgo Dürrenmatt ad uno dei personaggi della sua straordinaria tragedia I Fisici. Una lezione di umiltà e apertura al dialogo, che gli accademici di tutti i Paesi, Italia in primis, faticano ad accettare.

E che invece faremmo bene a fare nostra per recuperare quella credibilità e quel fascino senza cui l'impresa scientifica, e la Chimica in particolare, continuerà a perdere l'interesse dei giovani e la fiducia della società in cui operiamo.


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