Newsletter di Mario Pagliaro 16 novembre, 2004:

Tre anni con Diego Cammarata

Sommario:
A 3 anni dall'insediamento, è possibile fare un primo bilancio dell'operato dell'Amministrazione di Palermo guidata da Diego Cammarata. 

Eletto a novembre sull'onda del vero e proprio entusiasmo popolare (di allora) per Silvio Berlusconi che lo aveva visto rieletto deputato alle elezioni del maggio 2001, l'onorevole Cammarata inizia il suo compito nominando assessori gli uomini indicati dai Partiti alleati. Tranne uno, Michele Costa, il figlio del grande procuratore ucciso dalla mafia che lui vuole come garante della legalità della nuova Amministrazione. 

Pochi mesi, ed uno degli assessori viene mandato in carcere con accuse pesantissime; mentre poco dopo al vicesindaco di An è lo stesso Cammarata a ritirare le deleghe per evidenti incapacità amministrative.

In Consiglio dispone di una maggioranza del 78%, un record, ma i problemi maggiori sembrano darglieli i suoi alleati; visto che con l'eccezione di Emilio Arcuri e di un paio di consiglieri "comunisti", di opposizione non c'è alcuna traccia.

Il Partito di maggioranza relativa nomina il proprio segretario cittadino a capo dell'azienda comunale di igiene ambientale; che subito sprofonda nell'inefficienza e in pratiche da anni '50. Il sindaco, che non dispone di effettivi poteri nel suo partito, e vede l'immondizia accumularsi di nuovo come negli anni '80, inizia a scrivergli lettere di sollecito.

E siccome siamo ormai nell'economia dell'esperienza dove sono le persone (i "consumatori") a definire prodotti e servizi delle aziende, questo -- insieme alla bellezza assolutamente unica del nostro Paese -- ci dà un vantaggio competitivo che non è colmabile né dalla Cina né da qualsiasi altro Paese.

Inoltre, questa economia post-industriale ci permette di guardare alla nostra storia, alla nostra identità culturale e scientifica. Cosa sappiamo fare. Non dobbiamo quindi copiare i modelli scandinavi, americani, israeliani, ....

La mia tesi è che noi italiani non abbiamo mai smesso di innovare. Ovvero, che nella storia antica e recente c'è sempre stato un contributo ininterrotto della creatività italiana al progresso scientifico e tecnologico. Inoltre, siamo da sempre degli integratori sistemici, un'arte nella quale eccelliamo a partire dai Romani e dalla loro ingegneria civile e militare, fino al design e alla moda di oggi.

Innovazione: la fine dei brevetti

Tim e Vodafone, due compagnie multimiliardarie in euro, non posseggono sostanzialmente brevetti: condividono standard ed integrano tecnologie di Cisco, Italtel, Nokia ed Ericsson. Il formato di compressione musicale Mpeg è stato inventato dal Gruppo di ricerca di Chiariglione allo Cselt di Torino; ma è subito stato reso pubblico e liberamente fruibile. Ed oggi è diventato lo standard mondiale usato per digitalizzare la musica.

In breve, l'approccio all'innovazione fatto di: scoperta-brevetto-trasferimento tecnologico non funziona più. E non funziona perché la legge di Metcalfe per cui il valore di una rete cresce esponenzialmente con il numero dei suoi utenti, rende obsoleta la legge sui rendimenti tecnologici crescenti, e di fatto limita  molto i vantaggi dell'esclusione tecnologica.

Il successo del GSM è questo: non importa se chiami con Tim o con Orange o con Deutsche Telekom; oppure con un apparecchio o con un altro. Tutti gli operatori riconoscono il reciproco accesso a tutti gli altri; le persone si parlano e si trovano facilmente e le compagnie fanno affari miliardari.

Quindi, attacca il suo celebre predecessore -- Leoluca Orlando -- per non aver riaperto "realmente" il Teatro Massimo; reclama come opera più importante del dopoguerra l'apertura del sottopasso di via Da Vinci; e di nuovo accusa la precedente Amministrazione di non aver curato lo sviluppo delle infrastrutture quando invece la nuova rete idrica e quella metanifera di Palermo, insieme al depuratore di Acqua dei Corsari e all'impianto di sollevamento della Cala voluti da Luca Orlando e da Emilio Arcuri, sono opere cruciali per la civilizzazione di una città di fatto amministrata direttamente dalla mafia per 40 anni. 

Poi, però, il sindaco sembra capire l'inutilità delle polemiche e probabilmente anche l'importanza culturale dell'opera di Leoluca Orlando. Anche con l'Amministrazione Cammarata, a Palermo, gli appalti vengono assegnati con ribassi fra il 15 e il 30%; mentre per esempio alla Provincia regionale della stessa città non trovano nulla da ridire se il rifacimento del Liceo "Garibaldi" venga assegnato -- insieme a tanti altri -- con un ribasso frazione dell'1%...

L'avvocato Costa resta in giunta. E il sindaco dispone la rimozione della cancellata sul mare di Mondello che sembra ricordare ai palermitani a chi appartiene realmente la città. E visto che il proprietario non procede, si presenta lui stesso alle 7 del mattino con una sega circolare per iniziare a tagliare la cancellata. 

Il tempo: Una variabile non indipendente

Il tempo passa: Palermo è afflitta da una crisi economica senza precedenti, la Sicilia ha un governo regionale praticamente inesistente e l'Amministrazione deve supplire a tutto; nell'ottobre 2003, Cammarata va ad Assisi in rappresentanza di tutte le città italiane, e si inginocchia commosso sulla tomba del Santo.

E un anno dopo, in seguito ad un primo tentativo fallito, assegna con le Ferrovie dello Stato alla Sacyr di Madrid (e a 2 imprese italiane) la realizzazione della nuova linea ferroviaria metropolitana di Palermo (con un ribasso del 13% su 623 milioni di Euro a base d'asta): un'opera preziosa che ne premia un impegno più maturo e che forse gli potrebbe dare la forza di rimuovere i molti assessori di cui a Palermo sono in pochi a conoscere nome e tipo di lavoro. 

Quindi, alla fine del 2004, la svolta: resiste alle pressioni dei famelici partiti alleati che vogliono continuare a nominare le loro comparse a soprintendenti, e nomina al Teatro Massimo il professor Antonio Cognata, un gentile economista già per 3 anni segretario generale dello stesso Teatro nominato da Leoluca Orlando ("tutto mi sarei aspettato, tranne essere nominato da una giunta di centrodestra").

Quando ha agito in autonomia, il sindaco sembra aver dato il meglio di sé; quando invece ha sostituito gli eccellenti vertici del Teatro Massimo o cancellato il lavoro di tanti anni del Festival del '900 facendo piombare la vita culturale "al livello di una Pro Loco di paese" (Perriera jr.), ha mostrato i limiti che sono quelli di una partitocrazia capace soltanto di inveire al vento contro "Orlando Cascio" e di assistere impotente a un nuovo e più grave spopolamento della Sicilia: quello dei suoi neolaureati e dei giovani migliori. 

Per il bene di Palermo, possiamo augurarci che Diego tragga da un suo bilancio la forza per continuare su un cammino di autonomia e dedizione alla città. 

Questo articolo è stato pubblicato il 28 novembre 2004 in versione ridotta (Tiff, 80 Kb) dall'edizione di Palermo del quotidiano la Repubblica.


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