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Newsletter di Mario Pagliaro, 20 febbraio, 2004:
Sommario:
Tutti, ma proprio tutti, invocano "l'eccellenza" per evitare il declino. Ma il costo della valutazione della qualità, nessuno vuole condividerlo. E così la qualità, divenuta chimera, ci porta al fallimento.
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L'ultimo è stato il presidente della Commissione europea che ha invocato "centri di eccellenza per i giovani". Sono tutti d'accordo con lui: "Le imprese italiane - ripete il segretario uscente della Cgil - devono puntare tutto sulla qualità"; e sia il presidente uscente degli industriali non fa che dirsi d'accordo. Idem per il presidente della Repubblica che, preoccupato, chiede ai nuovi Cavalieri del lavoro "uno scatto di orgoglio". Tutti vogliono la qualità. Ma il costo della valutazione della qualità nessuno ha intenzione di condividerlo. |
"La qualità è l'insieme delle caratteristiche di un'entità che ne determinano la capacità di soddisfare esigenze esplicite ed implicite" (ISO, 1987).
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Tredici anni dopo la qualità diventa "il grado in cui un insieme di caratteristiche intrinseche soddisfa i requisiti" (ISO, 2000). Né gli imprenditori né i loro dipendenti capiscono cosa questo significhi. Ma rendere complesse le cose è, da sempre, interesse dei "mandarini", in questo caso gli ingegneri europei, che con l'aiuto di Bruxelles ci costruiranno sopra il lucroso business della certificazione della qualità, o ISO 9000. Un business kafkiano in cui imprenditori e amministrazioni pagano per comperare la certificazione di qualcosa di cui nessuno comprende il significato: né chi la compera né chi la vende. Invece la cosa è semplicissima. Ed è quello che determina il declino italiano. La qualità dei prodotti e dei servizi - i beni - sta nel loro valore. Cosa fa un'impresa? Prende del ferro, della plastica e un po' di gomma e tira fuori una motocicletta con la quale ci godiamo una straordinaria passeggiata per le valli della Sicilia. Magari come fa la BMW, che con un brevetto del 1923 sul motore a 2 cilindri a testata contrapposta a V, continua a produrre la motocicletta con successo nel 2004. Cioè, l'impresa crea del valore per noi che ce la godiamo. Comperiamo la moto e paghiamo allo Stato l'imposta sul valore aggiunto dall'impresa a ferro e plastica. Ma dov'era la qualità che l'ha creata: nel ferro? Naturalmente, era nell'uomo che l'ha ideata. E come c'è arrivato, questo geniale progettista tedesco? L'ha letto su un libro? No, perché fino ad allora non c'era. L'ha cercata vagando con la mente. E quando l'ha trovata, ha pensato. "Aah, das ist!". Chi lo ha colpito nel suo vagare è la qualità. E quando è andato dai suoi manager -- la migliore scuola industriale del mondo -- questi invece di cacciarlo via, come fecero a Torino con Ghidella, hanno provato. Ed eccoci qua con la moto in produzione seriale. Prodotti e servizi hanno un valore per l'uomo: le persone pagano per acquistarli. Il gioco -- un gioco chiamato libero mercato -- è riuscire a ideare e produrre prodotti e servizi migliori della concorrenza ad un costo vantaggioso per acquirenti e produttori; in cui, però, gli acquirenti sono liberi di scegliere. |
L'eccellenza dei prodotti e dei servizi diventa, come avevano capito benissimo i Greci, un attributo sociale: la capacità di adempiere al compito per cui sono stati ideati e costruiti in modo migliore dei prodotti e dei servizi concorrenti; in cui a valutare la qualità sono sempre gli uomini.
E questo, la valutazione, ha un costo: perché discrimina ciò che è buono da ciò che non lo è.
"Perché, Fedro, ciò che non è buono non dovremo chiederlo ad altri, per saperlo".
Quindi punteremo tutto sugli uomini dandogli la migliore preparazione possibile: una preparazione avanzata, vasta nei contenuti ma capace anche di "aprire la testa". Smettiamo di farlo e ne pagheremo le conseguenze.
Da 30 anni sindacati e partiti italiani (tutti, ancora in questi giorni) portano nelle scuole persone senza qualità e senza vocazione alcuna incapaci di vincere un concorso: sono gli insegnanti dei nostri figli.
Quindi, con la destra si invoca la qualità. E con la sinistra, quando tocca a noi decidere, si pretende che essa non conti nulla.
Idem per la formazione professionale: voraci politici e sindacalisti decidono nel silenzio delle imprese di finanziare improbabili società di formazione, dei cui servizi (di "qualità" ovviamente certificata ISO 9000) i lavoratori, occupati e non, potranno fruire liberamente. Solo che a scegliere chi li "formerà" sono, appunto, politici e sindacalisti. Ma la qualità condivide la stessa natura della verità: l'ineluttabilità.
La formazione professionale è la peggiore di tutta la UE; gli italiani scelgono beni ideati e prodotti all'estero; le imprese chiudono e vengono cedute ai fondi di private equity; e la scuola è la peggiore di tutti i Paesi Ocse ad ogni valutazione degli ultimi 20 anni.
Scegliere la qualità, invece, è possibile, bello, pratico e conveniente, anche in Italia. E le imprese e le amministrazioni che lo fanno prosperano, attraggono i giovani migliori e i loro prodotti vengono ricercati dalle persone.E tutti sanno cosa significa qualità mentre lavorano. "Sono sarto e commerciante. E non stilista, prego" (Ciro Paone, Kiton).
Mario Pagliaro, L'impresa snella (corso di formazione manageriale) e il libro Scenario: Qualità (2007).
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