Paul - Mario Pagliaro's blog

Monday, February 26, 2007

 

Roald Hoffmann on Isem

Roald Hoffmann writes to me from Ithaca:

"I wish you well in your new institute; I like what you are trying to do, combining ethics and methodology (not clear to me what you mean by the latter) with scientific research".


Methodology in the sense of the lesson taught to us by Paul Feyerabend, Roald.


A critical discussion on scientific method which, when is carried out historically like Paul did in his Against Method (1974), leads to surprising conclusions that -- to us -- should betaught to young scientists.


We will do that in a short international master entitled to Paul himself. Lectures will be held in English in the nice "Villa Cattolica" located in Bagheria (a city near Palermo) wherethe great painter Renato Guttuso is buried and where a striking permanent collection of his paintings is permanently exhibited.


Teachers at the master include myself, theoretical physicist Ignazio Licata (back from 10 years in the US) and many great foreign scientists and philosophers.


Ciao, Roald!


Friday, February 23, 2007

 

Luca Orlando, capire la politica come dialettica

E' passato poco più di un mese da quanto Luca Orlando, portavoce dell’Italia dei Valori, chiese a Prodi di «dimettersi dopo la Finanziaria e aprire formalmente la crisi per imporre alla coalizione un momento di riflessione, confronto e, soprattutto, chiarimento».

Romano si arrabbiò e telefonò molto imbronciato a Luca. Ma l'onorevole D'Alema ha letto e compreso Lenin e sa che la politica è un'attività eminentemente dialettica e che stare fermi non serve a nulla. E il 21 febbraio ha fatto esattamente quello che Luca aveva consigliato: Ha strigliato i senatori riottosi della maggioranza e li ha costretti a venire allo scoperto.

Romano si è dimesso e ora -- vedrete -- formerà un governo dove avrà tutta l'autonomia che avrebbe dovuto pretendere sin dall'inizio. Gliela concederanno perché, marxianamente, è loro interesse. Sanno che se si tornasse alle elezioni, andrebbero all'opposizione fino alla fine delle loro carriere politiche.
Fausto Bertinotti ama il pensiero radicale; ma è un politico fine che sa fare di conto; vincere i congressi e costruire il consenso. Sa che non servirebbe a nulla, andarsene per sempre all'opposizione e adesso ordinerà ai suoi di venire a miti consigli.
Quando al professor Diliberto, è semplice. Ora, Fassino e Rutelli, spaventati metteranno da parte le manfrine sull'eventuale adesione al Partito socialista europeo e faranno in 2 mesi il Partito democratico.
A quel punto, Verdi, Pdci e Rifondazione comunista si uniranno nella Sinistra europea. E, finalmente, avremo nel centrosinistra un sistema politico adeguato ai tempi.
Ah, capirla, la politica!

Thursday, February 22, 2007

 

Scared Publishers Try to... Close the Web

As surprised as you may be to learn it, the American Association of Publishers has hired the PR professional Eric Dezenhall to to take on the open access scientific journals such as PLoS. The Americal Chemical Society (of which I am a member), Wiley, Elsevier and other giant publishers thus agreed to pay the 500,000 USD fee of Mr Drezenhall to erode the reputation of the new web-based competition.

But what do they offer?

Librarian Jack Oberbloom at PennState is clear: "Costly journals and double digit growth in annual subscription".

The debate online flourished following Nature denouncing the affaire. But Nature, is part of the problem, says a reader in the comments section of Salon. The very fact that publishers thought to hire the author of Nail'em, the celebrated Pit bull of public relations is a clear proof of how much they fear the threat posed by the internet to the business of spreading scientific research.
After all -- as all of us who review papers know well -- publishers do not pay anything to reviewers. The only costs they bear are editorial: a few people to edit texts, printing and distribution. They, too, even learnt from manufacturing businesses to outsource jobs to hungry India and Pakistan workers -- Springer to India, Bentham to Pakistan --. So what is better at work than a quiet, rich business with little competition?

You may remember the outraged Roald Hoffmann, Eric Jacobsen, Allen Bard and many other great chemists writing to C&EN a letter shocked to learn the pay of ACS executives: "ACS is a professional society, not a for-profit corporation, and yet the 2002 salary of then-executive director John K. Crum was $586,360. Apparently, this was not enough reward, because in addition to that he received another $134,375 in "awards and bonuses." Of course, the executive director also needs an expense account, which adds another $14,478, leading to a grand total of $767,834. What contributions were made by the executive director to merit these bonuses and awards?"

I have the answer, Roald. Abundant cash flow -- money -- coming from publishing our work. And the internet -- web 2.0 to be precise -- is destroying all this.

Tuesday, February 20, 2007

 

Hypertext: The meaning of Web

Here it is the Mike Wesh's video on the meaning of the web. The hypertext conceived by the great Vannevar Bush in the 1940s evolves into Web 2.0, a network in which people -- and not machines -- interact in thousands unprecedented ways.


You may not be surprised that Professor Wesh is an humanist who teaches anthropology at Kansas State University. The author of The Search John Battelle has interviewed Wesch (to whom you can forward your questions). If you are a teacher, I have a tip: study the methodology developed by Mike to improve student learning.

Friday, February 16, 2007

 

Accrescere la produttività, sì. Ma come?

Riuniti nella ex Stalingrado d’Italia (Sesto S. Giovanni) manager e banchieri, anche il vicepresidente del consiglio D'Alema non ha resistito alla tentazione di invocare un “patto per l’Italia” sulla produttività.

Prima di lui, a suo agio fra gli studenti dell’Università europea di Firenze anche Mario Draghi aveva ripetuto il leit motif della scarsa “produttività totale dei fattori” già illustrata a fine maggio; ovvero, tradotto dal gergo degli economisti americani degli anni ’50, che la quantità e la qualità delle merci e dei servizi prodotti ogni giorno dalle nostre imprese è troppo bassa per continuare a garantire il tenore di vita conquistato dai nostri genitori.

In realtà, la “produttività totale dei fattori” è un indicatore economico incapace di registrare tassi di crescita significativi in corrispondenza di pressoché tutte le rivoluzioni tecnologiche, compresa quella della scoperta e della diffusione dell’energia elettrica! Semplicemente, il lavoro italiano è lento; e i prodotti sono obsoleti e costosi: cioè la produttività è bassa e la qualità insufficiente.

Di conseguenza, all’estero continuiamo a perdere quote di mercato e in Italia la domanda si fa sempre più bassa. E così, il risparmio degli italiani -- l’immenso capitale custodito dalle banche, pari a 8 volte il debito pubblico nazionale -- fugge gli investimenti produttivi e si rifugia in costruzioni che resteranno sfitte e in titoli azionari stranieri: cioè, va a finanziare la concorrenza delle nostre povere imprese!

Alcuni esempi concreti rendono bene lo stato della produttività italiana. Acquisto una cucina da un’azienda marchigiana, acquistata e rilanciata da Valter Scavolini, e mi viene consegnata dopo 4 mesi; il venditore, inoltre, ha sbagliato la redazione dell’ordine e il prodotto è difforme da quello che ci serviva. L’azienda, dunque, consegna dunque in 120 giorni un oggetto banale, che utilizzando la metodologia di produzione snella un concorrente tedesco sarebbe in grado di produrre e consegnare in 14 giorni. Ricordate Moretti Polegato lo scorso settembre? «L’Italia non può più permettersi di chiudere le proprie aziende per un intero mese». L’altro vicepremier, interessato, promise “un approfondimento” che però, temo, non arriverà mai. Ancora: con due anni di ritardo la Romagnoli, azienda appaltatrice dei lavori della nuova aerostazione di Catania, non ha ancora consegnato l’opera.

Naturalmente, si invocano “cause esterne”; ma a parte il pagamento della penale che normalmente le imprese sanno bene come evitare (nel caso, novecentomila euro al mese): la prima vittima della mancanza di produttività è proprio l’azienda che, se avesse concluso rapidamente, avrebbe pouto concorrere per altri appalti in Italia e all’estero senza tenere bloccate risorse tecniche, umane e finanziarie.

E i servizi, che dovrebbero essere il cuore dell’economia “post-fordista”? L’intera mattina di lunedì 13 novembre pressoché tutti i negozi di Roma – una città turistica! – erano chiusi; quando aprono, lo fanno fino alle 13. E alle 16 e 30 buona parte dei negozi italiani è ancora chiusa per consentire una “siesta” che è stata recentemente abolita dal Governo persino in Spagna. A dicembre, invece, Tim non è ancora riuscita a trasferire la mia utenza telefonica dal sistema “prepagato” a quello a contratto: eppure, l’azienda mi aveva contattato a settembre per comunicare la nuova offerta. Ma più volte sollecitata non sa ancora perché non riesce a far stipulare un contratto che è di sua ovvia convenienenza.

Di cosa avrebbero bisogno Scavolini, Romagnoli e gli azionisti di Tim per fare quello che non riescono a fare? Di manager che conoscano il “pensiero snello” con cui si producono rapidamente prodotti e servizi eccellenti in base agli ordini; uno dopo l’altro, lavorando in team e senza ingolfare i magazzini e i cataloghi con prodotti che nessuno vuole.

E’ facile trovarlo, un manager così, in Italia? No. Ed infatti i tedeschi della Porsche Consulting (cioè, la Volkswagen; cioè, lo Stato tedesco) vendono la consulenza su come fare la transizione snella. Avete letto bene, la Porsche delle favolose coupè freccia d’argento vende consulenza in Italia. E il motivo è presto detto: i giovani manager italiani laureati “in Bocconi”, si legge un sondaggio recente, dichiarano di non volere lasciare Milano per la provincia. Ma a Milano ci sono i giornali, la moda e le banche; e non le aziende. Dunque, niente manager bravi, giovani ed entusiasti per il nostro Scavolini che, come i suoi concorrenti italiani, finisce per avere le prestazioni viste sopra.

Semplicemente, né il libero mercato (con le due università private); né lo Stato (con l’università pubblica) sono capaci di produrre i giovani con le competenze necessarie alle imprese italiane a ristrutturarsi. E così, produttività e qualità invece di aumentare, diminuiscono.

Quello che occorre -- e con urgenza -- è che il Governo proceda a fondare un istituto nazionale di management che funzioni con i criteri di rigore e selettività della Normale di Pisa e dia alle imprese e alla pubblica amministrazione i giovani capaci di renderle adeguate al 21esimo secolo. E se pensate che possa riuscirci il libero mercato, forse sarebbe meglio chiedere a Pasquale Pistorio cosa ne è stato del suo programma in Confindustria per portare la qualità totale e il management ambientale fra le PMI italiane…

Insegnando politica Moro spiegava come fosse necessario identificare e proporre soluzioni concrete, e non indicare generiche direzioni. Pressoché tutti i documenti proposti da Confindustria o dai banchieri di Abi ai tavoli governativi e negli incontri sindacali sono ampiamente condivisibili nell’analisi della crisi industriale italiana; ma quando si passi a cercare le proposte concrete, si trova soltanto la richiesta di comprarsi le municipalizzate che operano in regime di monopolio e le geremiadi per la tassa sui guadagni da capitale portata al 20%.

Ricordava recentemente Giovanni Ajassa come «l'etimo della parola ci dice che “sviluppo” è ciò che rimuove il “viluppo”; e che per tornare ad avere un più elevato tasso di sviluppo l'economia italiana è chiamata a realizzare consistenti progressi di ordine tecnologico ed organizzativo».

Ma senza scuole, chi e come potrà realizzare questi progressi?

Wednesday, February 14, 2007

 

The Sol-Gel Trilogy

ChemSocRev publishes "The chemical effects of molecular sol-gel entrapment", the second piece of our trilogy aimed to elucidate the origins of the extraordinary performance of sol-gel doped materials (right, photo courtesy of Prof. David Avnir).

Hence, after the physical bases described in our analysis written with Sandro Campestrini and Michel Wong Chi Man, now it's the turn of their chemistry.

A few more months and it will be the turn of the influence of their shape in our new contribute written with Marisa Ferrer and Paco del Monte soon to appear in print. Now, maybe shape is not "everything" in materials chemistry, as Geoff (Ozin) likes to put it; but its importance is something that goes beyond the expectations of the most geometrical mind.
Sol-gels do miracles and we are getting closer to better understand them. If you plan to do some good research on them, just write me and pack your bags heading to Palermo.

Monday, February 12, 2007

 

Alla Scuola della Pubblica Amministrazione

L'8 febbraio sono stato a Caserta a insegnare management (la customer satisfaction, per l'esattezza) al corso della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione sulla comunicazione nelle amministrazioni pubbliche coordinato da Mario Caligiuri.

Non c'è forse nel resto d'Europa una Scuola che utilizzi come sede dei propri corsi una Reggia della bellezza di quella borbonica di Caserta, che infatti nei primi anni '60 era stata scelta come sede unica della Scuola che avrebbe dovuto dare all'Italia la sua Scuola nazionale d'alta formazione per la dirigenza dello Stato.

Come ci ha spiegato Giuseppe De Rita al Cnr, non andò così a causa dell'intervento dei docenti di diritto. Ma oggi, l'Italia non può rinunziare oltre a darsi una Scuola di profilo internazionale che integri anche la formazione dei manager per le imprese.

Quell'Istituto nazionale di management di cui parlo da tempo. E che nascerà. O vedrete l'Italia uscire da qualsiasi classifica di merito internazionale.

Monday, February 05, 2007

 

Scienza e cultura. Un rapporto da ridefinire

Il 26 marzo a Palermo Jean-Marc Lévy Leblond e Armando Massarenti

Jean-Marc Levy Leblond, il 26 marzo al Cnr di PalermoPalermo (Cnr, 5/02/07) – Sono il fisico e filosofo francese Jean-Marc Lévy Leblond e il giornalista Armando Massarenti i relatori della IV edizione del seminario “Marcello Carapezza” in programma il 26 marzo al Cnr di Palermo. Tema della giornata il delicato rapporto fra scienza e cultura. «La scienza – dice Lévy-Leblond – continua ad essere alienata dalla cultura. Ognuno di noi associa idee ed immagini ben diverse a parole come “Shakespeare”, “1789” o “cubismo” da una parte e “Wegener”, “AIDS” o “derivata” dall’altra. Inoltre, tutti i poeti, pittori o compositori sono uomini di cultura. Ma quasi nessuno scienziato lo è. Il fisico, il chimico e il biologo di oggi non conoscono che i loro predecessori più recenti. Il biologo molecolare non sa nulla di evoluzione; il fisico delle particelle non conosce la spiegazione dell’arcobaleno; l’astrofisico non è in grado di riconoscere le stelle e i pianeti visibili».

Da anni Lévy-Leblond insiste sull’importanza di arrestare il processo di riduzione della scienza alla sua dimensione pratica: una “tecnoscienza” in cui scienza e tecnica si confondono e perdono la loro autonomia. E con la sua rivista Alliage propone idee e soluzioni per far cessare l’emarginazione culturale della scienza. «Immaginatevi – continua l’epistemologo francese – un giovane filosofo, un artista o un musicista che non sia stato esposto ad una formazione approfondita sulla storia della propria disciplina. Semplicemente, non potrebbe fare quello che fa. Al contrario, la formazione dei giovani ricercatori non fa alcun riferimento alla storia, anche la più recente, delle loro discipline: l’urgenza continuata della ricerca scientifica impedisce la pazienza e l’attenzione che esige il processo di acculturazione».

Armando Massarenti, responsabile della pagina “Scienza e filosofia” del supplemento culturale de Il Sole-24 Ore dirige la rivista Etica ed economia e tiene un corso su “Scienza e cultura” all’Università di Bologna. Interviene a Palermo per parlare della ventennale esperienza con cui le pagine di cultura e scienza del giornale della Confindustria si sono distinte nel mercato editoriale italiano. «L’intera formazione degli scienziati – aggiunge Lévy Leblond – deve essere ripensata per integrarvi quegli elementi di storia, di filosofia, di sociologia e di economia delle scienze ormai indispensabili al lavoro scientifico. Perché solo una formazione culturale dei ricercatori molto più vasta li potrà premunire da rapide crisi di incompetenza in caso di mutazioni profonde nei metodi e negli obiettivi delle loro discipline in cui sono ultraspecializzati; e dalla fine del sostegno finanziario che la ricerca scientifica esige dalla società che è un serio rischio se continueranno a persistere le tendenze correnti all’esoterismo e alla fuga in avanti». E proprio questi sono alcuni dei compiti dell’Isem (l’Institute for Scientific Methodology), il nuovo istituto internazionale di ricerca e alta formazione in corso di costituzione a Palermo che verrà presentato alla stampa in margine alle conferenze di Lévy-Leblond e Massarenti. L’istituto – un consorzio fra Cnr, Università, Enti locali e mondo produttivo – condurrà il Master internazionale “Paul K. Feyerabend” e condurrà ricerche con forti caratteristiche interdisciplinari in chimica e in fisica.

Friday, February 02, 2007

 

Why the Greenhouse Effect is Taking Place

A clear letter of J. Cole-Dai to Rudy Baum plainly explains the origin of the Greenhouse effect. Here it is (Chem. Eng. News Dec. 18, 2006).

I am writing with regard to two letters (C&EN, Oct. 23, pages 4 and 6). One, by Oswald Bergmann, asks if global warming should be self-limiting according to Stefan-Boltzmann law. The simple answer is yes. This has been described by Thomas Spiro and William Stigliani in their textbook "Chemistry of the Environment." Earth, as a blackbody, can maintain a stable temperature by radiating out the same amount of energy it receives from the sun, a zero net energy balance.

When the greenhouse effect is enhanced—for example, by anthropogenic emissions—the outgoing energy drops, causing the Earth net energy balance to be positive momentarily, which leads to a temperature increase. More energy will radiate out, according to the Stefan-Boltzmann law, until the net energy balance is restored to zero. So Earth's temperature will stabilize at another, increased value. The Stefan-Boltzmann effect acts like a negative feedback to keep Earth's temperature from changing in one direction only. However, Earth is not a perfect blackbody. It has other internal mechanisms that regulate its climate, in addition to solar receipt and the greenhouse effect. Some of those mechanisms are positive feedbacks that amplify small perturbations.
Suppose a slightly enhanced greenhouse effect increases the temperature only slightly (and would stabilize quickly via Stefan-Boltzmann law). This may cause the total area covered by snow to decrease, which leads to increased surface absorption of solar radiation since snow reflects more sunlight than anything else. More sunlight absorbed causes the temperature to go up further, leading to more melting, etcetera. Understanding and quantifying the effects of such feedback mechanisms are among the top priorities of current climate-change research.
The other letter, by William Levinson, suggests that efforts to reduce or limit the human-enhanced greenhouse effect would be useless because Earth has natural climate changes. It is true that temperatures have fluctuated, and Earth has experienced cycles of ice ages and warm periods. However, there is little evidence to suggest variations of solar activity are the major cause of those cycles. Rather, the cycles are regulated by the slight variations of the Earth-sun orbital relationship and are driven by the feedback mechanisms, including the natural greenhouse effect.
Furthermore, polar ice core data show convincingly that atmospheric carbon dioxide concentrations have been correlated or coupled tightly with Earth temperature for at least the past 650,000 years, when Earth experienced six or seven such cycles (Science 2005, 310, 1313). This suggests that the greenhouse effect is a major factor regulating Earth's climate.
Levinson cites the preindustrial Viking settlement of Greenland as an example of natural climate change. It is true that during the so-called medieval warmth, parts of the Northern Hemisphere experienced unusually warm temperatures (only by less than 1 oC on average). However, Levinson might be dismayed to know that the slight cooling (again, only a fraction of a degree) following the medieval warmth contributed significantly to the demise of the Greenland Vikings.
Jihong Cole-DaiBrookings, S.D.

 

4 febbraio, Primarie: Votiamo Luca!

Domenica 4 febbraio dalle 8 alle 22 ci sono le elezioni primarie per la scelta del candidato sindaco della coalizione del centrosinistra. Luca Orlando si candida ad essere candidato a sindaco.
Votiamolo convinti: al coraggio e all'intelligenza largamente geniale di sempre, Luca aggiunge la saggezza e la profondità dei 60 anni imminenti di questo straordinario esponente della "classe 1947", spesi al servizio di un'idea diversa -- e infinatamente migliore -- della Sicilia e dell'Italia.

Per votare è necessario presentarsi al seggio con un documento e la tessera elettorale (quella che si usa per le elezioni), sottoscrivere il Progetto dell'Unione e versare 1,00 euro. Il voto si esprime tracciando un segno sul nome della candidata o del candidato stampati sulla scheda. Ogni elettore può votare solo nel seggio indicato dall'Unione. Per sapere in quale seggio devi votare, controlla nella tua tessera elettorale (quella rosa che si usa per le elezioni) quale è la tua sezione e quindi controlla in quale seggio votare con questo elenco.

E per capire perché poi, a maggio, faremo bene votarlo come sindaco basta rivedere questo servizio tv de Le Iene...

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