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Rubrica Terza Ondata
di Mario Pagliaro - Quotidiano di Sicilia, 5 settembre 2007].
Stanco ma felice
l’imprenditore siciliano incaricato dal Comune guarda la tenda berbera montata sulla spiaggia per l’imminente apertura della nuova edizione del
Cous Cous Fest (S. Vito Lo Capo, 25-30 settembre). E’ mattino presto e poco più in là, il mezzo meccanico del Comune sta curando la pulizia e la sistemazione quotidiana della spiaggia sulla quale si infrange l’acqua del
mare di colore azzurro cangiante che fa da sfondo alla tenda.
A differenza, per dire, di quello che fanno i siciliani di Palermo con la
loro spiaggia, il sindaco della cittadina trapanese sa che la ricchezza sua e dei suoi concittadini dipende dagli altri: dai turisti che scelgono di passare il loro tempo libero a S.Vito, e non in una delle innumerevoli altre località marittime in Italia e vicino all’Italia.
Ecco quindi una vera
cura e tutela dell’ambiente: strade chiuse al traffico delle auto; città continuamente pulita; niente rumore; cura degli arredi pubblici e del verde. E fine della speculazione edilizia che negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso pure contribuì non poco a degradare anche lo splendido litorale di S. Vito. E così, da 10 anni, alla fine di settembre gli affluenti turisti del centro e nord Italia affollano le strade di San Vito Lo Capo con la scusa di mangiare un piatto di cous cous, piatto comune a tutta la cultura mediterranea. In realtà, la gran parte di loro è là per il mare incontaminato; per visitare la meravigliosa riserva regionale dello Zingaro ed andare a Mazara del Vallo a vedere lo stupefacente
Satiro danzante.
Mi racconta un manager ex Eni come negli anni ’60 il petroliere
Monti fosse in dubbio se scegliere il golfo di Castellamare per costruire la raffineria siciliana che poi sorgerà a Milazzo. Il risultato, 40 anni dopo, è che nella provincia di Trapani migliaia di persone lavorano per molti mesi ogni anno con i turisti:
centinaia di migliaia di connazionali e stranieri che si godono natura e meraviglie archeologiche di quello che giustamente Andrea Granelli chiama giacimento culturale. Mentre a Milazzo, pure col suo splendido mare, l’unico turismo è quello di chi attende l’aliscafo per
fuggire alle isole Eolie.
D’altra parte, se l’ambiente fosse stato devastato come avvenuto in altre zone della costa siciliana, per quale motivo i produttori televisivi della Palomar avrebbero scelto S. Vito per le riprese delle loro fiction, da quella dedicata al
noto commissario siciliano all’altra dedicata a Giovanni Falcone? In altre parole, la cura e la tutela del territorio unite a una buona comunicazione -- continua, autentica e mai noiosa -- rendono ricchi i territori e le persone che li abitano. Curare e promuovere il benessere ambientale
conviene. Al contrario, devastare l’ambiente, ad esempio con gli incendi, ci impoverisce tutti: subito e poi nel corso degli anni.
Quello che occorre, allora è che i nostri amministratori locali acquisiscano la gestione ambientale del territorio come competenza strategica:
politica, prima ancora che amministrativa. In Sicilia ci sono esempi di casi di straordinario successo. Conoscerli e apprendere
come hanno fatto, è il primo passo da fare per far tornare ricco il vostro territorio.
ps. Da domani, 6 settembre, il QdS esce in formato tabloid a colori creando così il primo vero quotidiano di informazione e critica indipendente a diffusione regionale