Lucia Annunziata risponde su La Stampa alle mie considerazioni sullo stato pietoso delle connessioni ad internet degli alberghi italiani. Ecco il dialogo:

Ospite di tre alberghi - a Firenze, Modena e Palermo - il professor Daniel Mandler dell’Università ebraica di Gerusalemme in visita questi giorni in Italia ha trovato
tutti gli hotel sprovvisti di connessione a internet. Solo al quarto tentativo, in un nuovo albergo di Palermo, trova una connessione senza fili (wifi). In India invece, anche nelle più scalcinate guesthouse, c’è sempre il wifi libero. L’esigenza del docente non è un vezzo: deve replicare a richieste ufficiali di informazioni su progetti che altrimenti andrebbero perduti. Quale inettitudine fa sì che gli albergatori italiani siano in queste condizioni alla metà del 2007? Non sta forse in questo sprezzante disinteresse per le esigenze dei loro ospiti uno dei motivi dei significativi
cali delle presenze degli ultimi cinque anni? Oppure pensano che le persone continueranno a venire in Italia per vedere il Colosseo e mangiare la pizza? Gli albergatori italiani devono far installare rapidamente connessioni a Internet a banda larga negli hotel offrendo
l’accesso gratuito ai clienti. Oppure, potranno continuare a registrare l’inesorabile diminuzione dei clienti chiedendosene, invano, il perché.
MARIO PAGLIARO
Gli stranieri continueranno a venire in Italia per mangiare la pizza e vedere il Colosseo, il che va benissimo. Ma, come lei sostiene, gli albergatori in Italia non si rendono conto che anche per continuare a vendere Colosseo e pizza, c’è bisogno di Internet. Devo dire che lei non è il solo che ci segnala questa arretratezza. Nel settore alberghiero Internet pare ancora considerata una strana abitudine, parte di un mondo lontanissimo: al più, quando è presa in considerazione, la si pensa come un vezzo di pochi eletti. Nel grandi alberghi italiani infatti, dove è sempre presente, è offerta tuttavia attraverso connessioni incerte, fragili, o che al massimo possono servire a un ragazzino per vedere i messaggi della sua mail. La saga attraverso cui si passa anche nei cinque stelle è spesso una ridicola vicenda in cui si scontrano grandi uniformi con galloni dorati di deferentissimi portieri, e accessi in camera che non funzionano, si guastano, o sono legati ancora alla rete normale, non quella ad alta velocità. I business center che questi hotel offrono in alternativa alle varie difficoltà sono degli angoli bui dove c’è una sola postazione. La conclusione solita è che poi si finisce a lavorare dietro il desk della reception. Parlo per esperienza. Ma di che ci lamentiamo: il settore alberghiero in Italia, nonostante il suo meraviglioso patrimonio di tradizione e bellezza - o forse proprio per questo - è diviso fra svendita (bassi costi e pessimi servizi) o strozzinaggio (ottimi servizi, ma a che prezzi!). Come capita del resto un po’ per tutti i servizi italiani, come volare e viaggiare, innanzitutto.
LUCIA ANNUNZIATA