Dice
Piero Trupia in
uno splendido articolo dedicato all'organizzazione della mafia siciliana nell'ultimo numero de
L'Impresa che "
l'egemonia culturale harvardiana noi e i nostri manager la subiamo felicemente".
Il mio conterraneo
Pietrangelo Buttafuoco parlando dei siciliani è chiaro: "
I siciliani devono smetterla di essere provinciali". Eugenio Malchiodi, commentando
un mio post su Italians dove spiegavo come i siciliani siano dei proveri oppressi, mi chiede insieme a centinaia di altri perché della Sicilia non si senta mai parlare se non a causa della mafia. La risposta è semplice, caro Eugenio -- e non molto tempo fa ce la ricordava il corrispondente di Mediaset
ad uno dei miei corsi -- : perché i meridionali, e i siciliani in particolare, subiscono felicemente -- proprio come i nostri manager -- l'egemonia culturale dei loro connazionali. Sta a loro -- cioè, a noi -- essere capaci di elaborare idee ed immagini per cambiare una percezione deteriore in base alla quale nessuno si spiega come mai fuori dal Meridione i meridionali abbiano questo successo in tutti i campi della vita sociale.
Questo significa che la Sicilia e il Meridione devono tornare ad essere
luoghi dove si producono cultura, pensiero e comuncazione.
Per esempio
come ha fatto e continua a fare Leoluca Orlando.
Ci sono decine di migliaia di giovani dotati di un talento formidabile che attendono soltanto di essere organizzati.
Un progetto "gramsciano", se vogliamo, che deve partire dalle Università e che noi siamo orgogliosi di portare avanti al Cnr di Palermo. Per esempio, organizzando seminario come quello del grande
Giuseppe De Rita sulle Partecipazioni statali italiane.