Editoriale di Mario Pagliaro, 1 settembre, 2006:

"Facciamo acqua da tutte le parti"

San Vito Lo Capo

L'isola più grande del Mediterraneo - la Sicilia - invece che da marinai e uomini di mare, è da sempre abitata da uomini legati alla terra e al cielo. Contadini eccezionali; quindi grandi scrittori.

E, naturalmente, pessimi mercanti.

Strano l'esito di questa storia vista dall'acqua.

E ancor più strana vista la geografia e la storia degli uomini che vi sbarcarono felici. Per tutti i più grandi fra i marinai di sempre: i Greci e i Vichinghi chiamati Normanni.

Ci ripenso mentre nuoto nel mare colorato di un favoloso e unico azzurro che è di San Vito Lo Capo in attesa di assistere alla gara – non l'ennesimo Festival - in programma dal 19 al 24 settembre fra i cuochi di tutto il Mediterraneo che ci delizieranno con i loro cous cous.

Ne parlo con Marcello Orlando, che questa festa se l'è inventata. E Marcello parte con la storia dell'immagine infangata della Sicilia che bisogna ricostruire. Suo compare Federico (La Cavera) me ne scriveva a Gerusalemme - altra città che ricopre con i lutti tutto il suo splendore - 10 anni fa. Il Sud, la Sicilia e i picciriddi siciliani che i genitori non ci avevano i soldi per il latte...

Ma se vogliamo capire - e risolvere – i problemi dei siciliani che finiscono per affliggere l'intero Paese è all'origine di questo rifiuto del mare che dobbiamo andare.

Dal mare, in Sicilia, arrivavano i conquistadores. D'accordo. Ma perché forse che i Romani e gli Arabi e gli Inglesi e gli Americani il mondo lo conquistarono con gli aerei?

Gli Inglesi, per dire, è dal mare che furono conquistati dai Francesi prima di andarsene a conquistare il Mondo.
E quando gli Americani 5 anni fa affondarono il formidabile sommergibile russo "Kursk", non era per il predominio sul mare che spiavano i Russi?

Che poi uno si chiederebbe pure com'è che i Russi dispongono di una tale Marina militare quando le coste che ci hanno sono sperse fra i ghiacci...

Ci ha qualcosa a che fare con la paura, questo rifiuto del mare.

La paura dei placidi Siciliani Greci Elimi e Sicani quando arrivarono dal mare i terribili Fenici.

Solunto

Passeggio fra le rovine di Solunto su una rocca che domina il mare di Palermo; e la rivedo questa paura. La battaglia con i Greci sulle soglie di Imera e la sconfitta a questo popolo oscuro che sacrificava dei bambini a dei crudeli e senza pietà...

I Siciliani ne furono sconvolti e si ritirarono all'interno dell'isola.

E da allora – da questo rifiuto - durano i loro problemi.

C'è niente che sia bello come andare per mare.

Fate così.

Scegliete di farvi dare lezioni di windsurf; una cosa semplice. Provate. Improvvisamente vedrete il mondo scorrere mentre voi volate sull'acqua. E vedrete trasformarsi gli stessi posti che tante volte avete visto dall'automobile.

Proprio gli stessi posti; gli stessi paesaggi. Le stesse cose. Ora vi si rivelano più ricchi. Più colorati. Più profondi. D'altra parte è la stessa cosa di quando avete preso la nave per andare in Sardegna o a Pantelleria. Quando la nave si avvicina vedete cose che non vedrete più, quando sarete a terra.

E' il mondo visto dal mare. Da dove – lo sapete – il mondo proviene.

Se invece non andate per mare, saranno le persone a farvi paura. Che diventeranno altre da voi. Proprio come pensano i siciliani. Buoni e timorosi di tutti.

"Facciamo acqua da tutte le parti", s'era inventato Ferruccio Barbera quando il buon Fabio Granata gli aveva chiesto di riformularla questa immagine pubblica così rovinata...
Naturalmente, scelsero al suo posto la solita frase kitsch: "Isola in un mare di luce"...

Ma la luce non è il mare. E comunicare – parlarsi - è andando per mare ed incontrando gli altri popoli che lo abbiamo imparato.

Niente mare; soli che vi ritrovate.

- Avevo bisogno – mi dice Leoluca Orlando – di una ragazza o di un ragazzo che mi facessero da interprete dello spagnolo per l'Istituto.

- Ho mica trovato nessuno!.. Ho dovuto assumere una ragazza fatta venire dalla Spagna!... Con la fame di lavoro che c'è...!

L'Istituto sarebbe il Sicilian Renaissance Institute che Luca ha fondato per portare in giro per il mondo la storia di una rinascita sociale intrapresa e divenuta comune prima di naufragare nella paura che sì, insomma, bisognasse davvero lavorare, aprirsi agli altri e diventare almeno un po' mercanti...

Torno a San Vito e assaggio il cous-cous col melograno del cuoco di Gerusalemme fatto venire a San Vito da Marcello Orlando...

-Ma tu lo fai a Gerusalemme, questo, e gli israeliani se lo vengono a mangiare?

- Certo che vengono. E pure numerosi...

E certo io cous-cous migliore di quello preparato dalla mamma marocchina di Lili Sarussi a Netanya, di fronte al mare di Israele, è mai che lo avrei più mangiato. Allora lo vedi bene che è il mare nostro ad averci uniti tutti.

Che ci sarebbe no motivo di spararsi addosso; Arabi, Cristiani, Ebrei... Amici miei... Stessa faccia, stessa razza... Figli di gente che il mare lo aveva attraversato in tutte le direzioni...

Bevo i vini siciliani offerti a tavola... Una poesia fresca di fiori... E di mare... Il mare che la sera penetra il territorio siciliano e informa di sé la terra e le piante...

E quei poveretti imbarcati su niente e mandati allo sbaraglio per raggiungere Lampedusa?... Che cos'è per loro la Sicilia vista dal mare?...

Non sarebbe tempo di andarci insieme, a navigare sul mare africano, a salvare la vita a 'sti ragazzi impedendogli di partire?...

E magari - senza che i freschi professori editorialisti del Corriere ci accusino di "cattocomunismo" e "dirigismo"... Magari, dicevo, non sarebbe il caso di fare come voleva fare il grande Mattei ed andarci, in Africa, a dare una mano agli africani?...

Sono i pensieri che ti vengono nuotando a San Vito. Provincia di Trapani. Meravigliosa sede del Cous Cous Fest, terza settimana di settembre, cui siete tutti invitati.

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Questo articolo di Mario Pagliaro è stato pubblicato da Golem L'Indispensabile il primo settemobre 2006 con il titolo "Facciamo acqua da tutte le parti".


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