Editoriali di Mario Pagliaro, 23 aprile, 2008:

Il Cnr a Palermo. Una storia complessa fra università e territorio

Sono passati 43 anni dall'istituzione del primo centro di ricerca del Cnr a Palermo (la sezione del Centro nazionale di chimica del farmaco).

Poco dopo, nel 1965, ne nascono altri due: il Centro di studi sugli agrumi e un altro - che farà parlare di sé - la sezione del laboratorio di fisica cosmica di Milano guidata dal giovane Livio Scarsi, un astrofisico piemontese allievo di Giuseppe ("Beppo") Occhialini.

Per oltre vent'anni, non accade nulla.

Dal 1947 il Cnr è pressoché interamente in mano ai cattedratici che lo controllano attraverso i comitati di consulenza disciplinari.

L'università di Palermo, da poco uscita dal commissariamento del Governo americano, ha altro di cui occuparsi. Per 158 milioni, a inizio anni '60 ha acquistato dall'erede francese degli Orléans un parco urbano dove insedierà - durate un trentennio e non senza difficoltà - molte delle sue facoltà.

Nella spartizione politica del controllo degli enti di Stato subito dopo la Guerra, il Cnr era toccato alla Democrazia Cristiana, che in Sicilia e a Palermo avrà sempre una solida maggioranza. A Palermo, nel mondo cattolico c'è fermento per tutti gli anni '70. Il Cnr non ha però alcun glamour; e praticamente nessuno fra gli esponenti universitari locali si attiva per portare in città organi del Cnr.

Il grecista Giusto Monaco, ad esempio, lavora alla creazione di quello che diventerà il formidabile Istituto nazionale del dramma antico (Inda) ricreando la rappresentazione delle tragedie greche nei teatri originali di Segesta e Siracusa.

I cattedratici di rilievo nazionale a Palermo sono pochissimi. Fra questi c'è Giovanni Giudice, un medico ricercatore in biologia allievo di Alberto Monroy, eletto in Parlamento come indipendente nelle liste del Pci all'inizio degli anni '80 del secolo scorso. "Appena eletto - dice - mi feci a Roma una lunga passeggiata con il presidente del Cnr Quagliarello; e così nacque l'Istituto di biologia dello sviluppo".

Di analogo livello è Marcello Carapezza, geochimico e fine intellettuale, amico di Guttuso e figura centrale di circoli intellettuali ancora attivi nella Palermo degli anni '70. Tornato da Bologna vincitore di cattedra nel 1968, è attivissimo nel costituire al Cnr un Gruppo nazionale di vulcanologia (gnv.ingv.it) e nell'impegno per una nuova legislazione per la riduzione dei danni da terremoto.

Porta a Palermo un istituto Cnr dedicato alla geochimica dei fluidi vulcanici.

Scarsi, Giudice e Carapezza capiscono che il Cnr sarà cruciale per portare avanti le loro ricerche in modo autonomo; fuori dai vincoli amministrativi e finanziari dell'università di Palermo. Però, mentre al nord gli istituti del Cnr crescono rapportandosi al mondo produttivo locale in fase di autentico boom per numero e tipologia di imprese, a Palermo si fanno biologia dello sviluppo, geochimica e astrofisica.

Carapezza, in particolare, ha una visione particolarmente chiara dell'impatto sociale delle ricerche del suo gruppo. E infatti il suo istituto diventerà subito un fondamentale ente di monitoraggio vulcanico e consulenza istituzionale; fino ad impiegare decine di ricercatori e tecnici come attuale sede di Palermo dell'istituto nazionale di vulcanologia.

Alla fine degli anni '70, a loro si unisce il fisico Ugo Palma che coinvolge Edoardo Amaldi nel promuovere la costituzione di un istituto per le applicazioni interdisciplinari della fisica; disciplina che in quegli anni ha ormai esteso i suoi campi di applicazione a tutte le scienze naturali e addirittura, come si vedrà in seguito, anche a molti campi delle scienze sociali.

Il boom: Accordo Ministero Mezzogorno-Cnr

E' solo nei primi '90, però, che il Governo finanzia al Cnr la costituzione di una serie di nuovi centri di ricerca nel Meridione. E' l'esito di un accordo fra un biasimato (ma mai abbastanza rimpianto) Ministero del mezzogiorno e Cnr siglato nel 1988 per bilanciare il numero nettamente superiore di istituti Cnr presenti nel centronord del Paese.

Nascono quindi nuovi istituti di chimica (1), medicina (2) didattica (1) e ingegneria (2). La direzione di tutti è affidata a cattedratici locali e tutti trovano sede all'interno dei dipartimenti universitari. D'altra parte la presa dei cattedratici fa sì che il Cnr funzioni regolarmente come agenzia di finanziamento della ricerca universitaria.

La sovrapposizione con la ricerca universitaria è pressoché completa.

1996: Una sede unica

- "Lei è ragioniere?
- Sì. E quando comincerei a lavorare?
- Subito".

Al Cnr il reclutamento del personale amministrativo avviene così. Senza alcuna formazione o richiesta di esperienza professionale nel settore. Poi, dopo alcuni anni di lavoro si organizzerà un concorso dove il dipendente "precario" verrà "stabilizzato".

E' lo stesso metodo seguito da quasi tutte le università italiane, e da quelle meridionali in particolare; e spiega bene la drammatiche carenze organizzative e gestionali tipiche degli atenei e dei centri di ricerca italiani.

Gli istituti e i centri sono dispersi: alcuni hanno sede all'interno dei dipartimenti universitari e altri usufruiscono di sedi in affitto. Alla fine degli anni '80, come nel resto d'Italia, nasce anche a Palermo un'Area della ricerca. E' un organismo autonomo con compiti di coordinamento che prende in affitto una sede in pieno centro storico.

La prospettiva è già quella di avviare il trasferimento di buona parte degli istituti in una sede unica. E nella primavera del 1996 gli istituti di biologia, fisica, chimica, didattica e geochimica si trasferiscono presso la nuova sede del Cnr in via La Malfa: 15mila mq in 2 edifici articolati in 8 piani di cui 2 interrati.

La sede sorge in piena zona industriale ad oltre 13 km dal campus di Parco d'Orleans circondata dai rottami di un'impresa edile fallita e di un'altra in stato di palese degrado che poi saranno causa di continui problemi. La sede è in affitto e costa al Cnr oltre 3 milioni di euro all'anno fra spese di locazione e di gestione. Di fatto, la sua posizione infelice emargina quasi completamente il Cnr dalla partecipazione alla vita culturale cittadina e, ancora più gravemente, lo priva della collaborazione degli studenti universitari.

La ricerca Cnr nel contesto cittadino

A Palermo negli anni '70 scrivono di scienza e società sulle colonne de L'Ora e del Giornale di Sicilia Marcello Carapezza, Alberto Monroy, Guglielmo Benfratello e molti altri docenti. A L'Ora c'è Franco Foresta Martin che poi diventerà il caporedattore della scienza del Corriere della Sera. Dopo la scoperta della bomba nucleare negli anni '40, la scienza esce dai laboratori e torna a far parte del dibattito pubblico. La vita culturale prova a riconnettersi a quella sociale.

Le conseguenze saranno sorprendenti. Opponendosi frontalmente alla mafia e a quella che lui chiama "comitati di affari", un giovane brillante docente di diritto, figlio di uno dei "baroni" della facoltà di giurisprudenza, porterà scompiglio nella politica locale prima, e nazionale poi. Curiosamente, è un poliglotta che ha iniziato la carriera scientifica con una borsa di studio del Cnr.

Dai laboratori del Cnr palermitano escono lavori importanti. Il centro di Scarsi costruisce l'ottica del satellite dedicato ad Occhialini; ne verranno decine di lavori scientifici e informazioni cosmologiche fondamentali. L'istituto di biologia ha collaborato alla nascita della prima bambina nata "in provetta" con la fecondazione assistita in Italia (1984).

Il professor Carapezza fa costruire una rete di monitoraggio vulcanico di livello mondiale e nel 1983 insieme a Franco Barberi devia la lava che sta invadendo Zafferana Etnea con gli esplosivi dell'Esercito. Come si comporterà la lava fatta esplodere? I ricercatori provano e hanno successo. Il metodo diviene lo standard internazionale.

La notevole frammentazione disciplinare è una caratteristica penalizzante ma comune a tutta la ricerca scientifica italiana. Ripartito fra così tanti istituti il budget del Cnr non è certo sufficiente a condurre ricerche costose come quelle di astrofisica. Il laboratorio guidato da Scarsi, docente di fisica in "esilio" volontario a ingegneria, accede quindi ai fondi internazionali sia dell'Agenzia spaziale europea che della più celebre Nasa.

I ricercatori del Cnr non hanno obblighi didattici. La ricerca è pressoché libera e c'è la possibilità di stabilire rapporti proficui con il territorio per soddisfarne i bisogni di innovazione e formazione.

Nel complesso, però, gli istituti non crescono come dovrebbero, né al Cnr né all'università.; mentre uno degli istituti fondato nel 1980 (quello del risparmio energetico in edilizia) finirà le sue attività con un'ingloriosa soppressione.

Alla fine degli anni '90, il governo di centrosinistra autorizza il Cnr a procedere con l'assunzione di quasi 1000 unità di personale nel sud Italia. E' la più grande operazione di espansione mai realizzata dal Cnr nel Meridione. A Palermo entrano oltre 50 fra ricercatori, tecnici e personale amministrativo. E con i posti, arrivano anche fondi per le strumentazioni per svariati milioni di euro.

Ma gli anni '90 sono anche quelli del risanamento forzato dei conti dello Stato. Se da un lato arrivano i posti di ruolo promessi fin dal 1988, i fondi cosiddetti ordinari vengono dimezzati in meno di cinque anni. Gli istituti devono trovarsi da sé il denaro per condurre le proprie ricerche.
Quello di chimica va sul mercato e organizza corsi di formazione manageriale; i biologi avviano corsi per studenti e docenti scolastici finanziati dal comune e dalla provincia che trattano tanto il mangiar sano che la biologia molecolare; si attivano progetti per la ricerca sulle allergie finanziati dalla regione. I biofisici intraprendono ricerche per il controllo qualità dell'olio di oliva. Molti progetti, un unico fine: reperire risorse senza le quali non è più possibile lavorare.

Un'egemonia mai conclusa

Nel complesso, però, il lavoro dei ricercatori in città non viene percepito pubblicamente.

-"Lavoro al Cnr".
- E che cos'è, il Cnr? L'università?

L'egemonia degli universitari, oltre che amministrativa - sono cattedratici tutti i direttori dei centri del Cnr palermitano - è anche e soprattutto culturale e di immagine.

Come nel resto d'Italia, anche a Palermo quasi tutti i ricercatori del Cnr con le migliori ambizioni scientifiche hanno in programma di fare il concorso per la docenza universitaria.

Lo fanno fino agli inizi degli anni 2000, quando entra in vigore la riforma "Berlinguer" che porta a livello interamente locale la gestione dei concorsi. A quel punto per gli esterni, inclusi i ricercatori del Cnr, le porte si chiudono e diventa reale la prospettiva di una carriera scientifica tutta interna all'ente.

Nel 2002 il Cnr attua la riforma voluta dal governo di centrosinistra della XIII Legislatura; gli oltre 300 organi del Cnr vengono integrati in 107 istituti i cui direttori - nonostante un bando di selezione internazionale – sono tutti, senza eccezioni, direttori uscenti degli istituti soppressi e integrati.

Di fatto, quindi, non cambia nulla; nemmeno a Palermo dove, pure, il Cnr riesce a nominare direttore un ex professore universitario in pensione confermato nell'incarico dal Tribunale amministrativo regionale dopo il ricorso dello sconcertato candidato cinquantenne sconfitto...

Scrive allora la Corte dei Conti: «Sono sopravvissuti ben 107 istituti, alla fine di una riforma che si è essenzialmente limitata ad aggregazioni prive di un disegno strategico e caratterizzata da poche confluenze numericamente rilevanti, nella quale le dichiarate chiusure si sono risolte pressoché totalmente in afferenze ad altri istituti. Inoltre, il proliferare di sezioni dislocate in sedi lontane fra loro accresce i rischi di riproduzione della pregressa frammentazione di strutture, con un sostanziale tradimento delle finalità della riforma».

Passano altri 3 anni e ad entrare in vigore è l'altra riforma, quella voluta dal governo di centrodestra. La ricerca si articolerà per "commesse". A "commissionare" le ricerche ai ricercatori – però - non sono né le imprese né le agenzie di finanziamento internazionali. Ma, di nuovo, i direttori dei 107 istituti in questione insieme al nuovo presidente del Cnr che entusiasta dichiara al giornale degli industriali: "Sì. Voglio farne una vera azienda!".

Quale azienda al mondo, però, spenda il 90% dei suoi fondi in stipendi e spese di funzionamento, questo probabilmente a saperlo è soltanto lui.

Gli anni 2000

Nei primi anni 2000, per effetto della nuova riforma, fuoriescono dal Cnr di Palermo due dei 3 istituti originali: quello di astrofisica e quello di geochimica, divenuti sedi locali di nuovi istituti nazionali. Entrambi si avviano a lasciare la sede del Cnr.

Dei 10 istituti e 3 centri attivi alla metà degli anni '90, restano in via La Malfa 3 sezioni locali e un istituto. Altre 2 sezioni operano al parco d'Orleans ed una, uscita dalla facoltà di agraria, affitta una sede alla periferia sud della città. L'unico istituto con sede a Palermo è quello di biomedicina intitolato a Monroy.

Di qui, nel 2006, l'idea di fondare proprio a Palermo un nuovo istituto internazionale: l'Institute for scientific ethics and methodology che organizzando un Master in lingua inglese aperto a ricercatori e studenti di tutto il mondo contribuirà ad arrestare -- invertendolo – il fenomeno della "fuga dei cervelli" che affligge Palermo e l'intera Sicilia.

Prospettive fra sole, recessione e brain-drain

La Sicilia è storicamente terra di grandi scienziati: da Cannizzaro a Majorana fino a Michele Parrinello e Napoleone Ferrara, genera talenti che si affermano in Italia e in giro per il mondo. Ma la scuola scientifica nel suo complesso rimane debole e frazionata.

Nel 1981 l'immissione in ruolo degli assistenti ope legis abbassa drasticamente la qualità del corpo docente. Come nel resto d'Italia, gli effetti non tarderanno a farsi sentire.

E nei primi anni del nuovo secolo alla prima rilevazione della produzione scientifica Palermo fatta dalla conferenza dei rettori, Palermo è ultima con buona pace dello sconcertato (e bravo) rettore - il primo apertamente di centrosinistra - che lamenta l'esclusione dalla classifica dei (pochi) libri scritti dai suoi docenti.

I ricercatori degli istituti palermitani producono ricerche nel solco di quelle dei loro direttori: professori del locale ateneo. Col tempo, inizieranno a separarsene, a tratti anche con esiti brillanti. Ma senza la necessaria continuità. E, soprattutto, senza che al Cnr riesca a nascere una scuola scientifica autonoma che caratterizzi compiutamente la sede.

Sostiene Gavino Manca che "la coperta" della ricerca italiana sarebbe "troppo corta". Cioè, spiega tecnologo ex capo della ricerca Pirelli, il ritardo accumulato in Italia in termini di infrastrutture, conoscenze e reti di collaborazione è talmente elevato che la via migliore è quella di prenderne atto; e quindi avviare i giovani migliori all'estero per poi stabilire reti di collaborazione con gli expatriates accedendo in modo organico ai migliori centri di ricerca internazionali.

Di fatto, è quello che succede al Cnr di Palermo. L'acquisto di strumentazioni è fermo alla fine degli anni '90; e risalgono al 2001 le ultime assunzioni di giovani ricercatori. Nel frattempo, nei settori dove operano gli istituti palermitani - biologia, chimica, medicina e informatica - i progressi fatti a livello internazionale si leggono sui giornali quasi quotidianamente.

All'inizio degli anni 2000, la città entra in crisi. L'economia entra in una fase di profonda recessione che dura ancora oggi. Nel 2001, la città vota in massa la coalizione di centrodestra.
Ricomincia l'emigrazione di massa che però, questa volta, colpisce innanzitutto la classe agiata i cui figli non riescono più a trovare lavoro né come professionisti né come ricercatori: le assunzioni, tanto al Cnr che all'università, sono bloccate per 5 anni consecutivi. La segretaria cittadina del partito di maggioranza relativa fa causa al datore di lavoro per aver lavorato in nero e dichiara a un foglio locale: "ricevevamo migliaia di lettere con la richiesta di una raccomandazione. Ad ogni mille curricula ricevuti avevo ordine di distruggerli".

Palermo, e la Sicilia, sono sole di fronte alle sfide della globalizzazione. Gli universitari, usi a decenni di sonnolente agiatezza, non sanno come reagirvi. Le università settentrionali organizzano incontri promozionali in città per attrarvi studenti siciliani. E infatti, le immatricolazioni iniziano a diminuire: il brain-drain inizia a 18 anni.

I ricercatori del Cnr allora si dividono in due gruppi. Da una parte coloro che hanno deciso di arrendersi: alcuni smettendo di fare ricerca e altri preferendo allettanti offerte di istituti di ricerca tedeschi e americani. Dall'altra, quelli che vi hanno opposto una progettualità nuova e si sono dotati di fondi esterni e collaboratori, come usa dire, "a progetto".

Il nuovo governo di centrosinistra appena insediato ha promesso, come il precedente, maggiori fondi e una riforma meritocratica. Ma la scommessa si gioca in Sicilia. Sta ai ricercatori palermitani uscire dalla marginalità, stabilire relazioni di ricerca e lavoro con le imprese e gli istituti stranieri; attrarre i giovani dall'estero e darsi da fare per far costruire una nuova sede per riprendere la collaborazione con i migliori studenti dell'università, senza i quali una scuola scientifica è morta.

Si ci riusciranno, non trascurate i contributi scientifici che potranno venire da una città molte volte data per spacciata.

E molte volte resuscitata.

Studi in Israele, Olanda, Francia e Germania, Mario Pagliaro guida a Palermo uno dei più importanti Gruppi di ricerca chimica italiani, da lui creato con i proventi della scuola di formazione manageriale nota come "Quality College del Cnr". Co-autore di decine di pubblicazioni internazionali relative a scoperte nel campo della chimica dei materiali, delle sostanze rinnovabili e della chimica fine - alcune delle quali già trasferite a industrie internazionali - Pagliaro collabora con ricercatori di 11 Paesi e cura una vasta attività pubblicistica. Dal 2004, organizza a Palermo il Seminario "Marcello Carapezza" al quale ha fatto intervenire Francesco Gavazzi, Andrea Granelli e, quest'anno, Giuseppe De Rita.

Per saperne di più

Questo articolo di Mario Pagliaro è stato pubblicato l'1 luglio 2006 da Golem l'Indispensabile con il titolo Il Cnr a Palermo. Una storia complessa fra università e territorio e, in versione ridotta da Repubblica Palermo il 17 novembre 2006 con il titolo Ricerca e Declino. Storia del Cnr (Tiff)


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